Gruppo Anarchico Carlo Cafiero – Bari
Antiautoritarismo e Anticapitalismo, Libertà ed Emacipazione dalla schiavitù, Comunismo-Anarchico e Autogestione Sociale – in costruzione
Storia del 1° Maggio

Hurrah for Anarchy: Mayday as Celebrated by the Anarchists di Margaret Killjoy

Viva l’Anarchia: come gli Anarchici celebrano il 1° Maggio di Margaret Killjoy (traduzione a cura di g.a.c.c.b.)

Per gli anarchici il Primo Maggio è una ricorrenza per ricordare. Forse avete sentito dire dai comunisti e dai liberali che è la celebrazione della giornata lavorativa di otto ore. Penso che sia anche questo. Ma per me, è la ricorrenza per ricordare quando lo Stato mise sotto processo l’anarchismo stesso.

Nel 1886, fu tracciato un limite e i radicali americani persero la loro innocenza: l’illusione della “libertà di parola” e del libero associazionismo fu frantumata. Non permettete che quella illusione rinasca.
Il Primo Maggio è la nostra ricorrenza. Il Primo Maggio e la celebrazione dell’anarchismo, è la storia della nostra ribellione. Ha molto a che fare con il lavoro, ma il Primo Maggio non ha nulla a che fare con la politica elettoralistica e con la bandiera americana. La “Festa del Lavoro” è stata inventata e sviluppata per distrarre la gente dalla storia delle lotte radicali nel mondo del lavoro.
Il Primo Maggio è anche, naturalmente, la celebrazione di Beltane – una festa religiosa e spirituale che celebra la primavera. E almeno nell’ultimo decennio, è stato la giornata di protesta e di azione in risposta al trattamento che gli Stati Uniti  riservano agli immigrati. E’ una ricorrenza abbastanza grande da poter essere condivisa e gli anarchici sono presenti anche in quei movimenti.
Per me, invece, il Primo Maggio è il ricordo di cinque persone che furono uccise perché erano anarchici.

Due giorni di massacri
Nel 1884, i sindacati radicali chiedevano che, a partire dal 1° maggio 1886, fosse attuata la giornata lavorativa di otto ore.
Il 3 Maggio 1886, i lavoratori disarmati in sciopero della fabbrica McCormick Harvester di Chicago protestavano contro i crumiri che gli avevano rubato il lavoro e furono colpiti dagli spari della polizia. Almeno quattro operai furono uccisi e molti altri rimasero feriti.
In tutta la città fu diffuso con la stampa anarchica, in inglese e tedesco, un proclama di stato di emergenza: “Hanno ucciso i poveri disgraziati perché loro, come voi, hanno avuto il coraggio di disobbedire alla volontà suprema dei vostri padroni. Li hanno uccisi per dimostrarvi che voi  ‘Liberi Cittadini Americani’ dovete accontentarvi di ciò che i vostri padroni vi permettono di fare, o sarete ammazzati. Se siete uomini, se siete figli dei vostri grandi padri, che hanno versato il loro sangue per rendervi liberi, allora dovrete sollevarvi con la vostra forza, come Ercole, e distruggere l’orribile mostro che cerca di distruggere voi. Alle armi vi chiamiamo, alle armi.” Il giorno dopo, 4 Maggio, fu convocata una manifestazione di emergenza e si radunarono in 3.000 ad Haymarket Square in Chicago.
Gli anarchici Albert Parsons, August Spies, and Samuel Fielden parlarono alla folla riunita pacificamente. Il Sindaco stesso si fermò e, notando la natura non violenta del raduno, continuò per la sua strada. Alla fine del discorso di Fielden, i due terzi della folla era andata via e la manifestazione si stava concludendo. A quel punto 180 poliziotti, guidati dal famigerato e violento capitano John Bonfield, marciarono contro la manifestazione chiedendo la dispersione della folla. (Sembra che ciò accada ancora ai nostri giorni)
Qualcuno lanciò una bomba tra i poliziotti, uccidendo un ufficiale. La polizia sparò e uccise un numero imprecisato di manifestanti. Furono uccisi altri 7 ufficiali, la maggior parte dal fuoco amico, ma è possibile che anche la folla si sia difesa. E mentre la maggior parte della storia del Primo Maggio si concentra esclusivamente sugli uomini che combatterono, uomini che morirono, uomini come eroi o cattivi e martiri, è noto che la folla lì ad Haymarket era composta da donne e uomini e che c’erano donne militanti come gli uomini.

Il processo
Dopo il secondo massacro, la polizia andò nel panico, rastrellando centinaia di lavoratori, saccheggiando le sedi sindacali, distruggendo case e appartamenti. Il procuratore capo, Julius Grinnell, annunciò: “Prima fate i raid, le leggi le vederemo più tardi!” I padroni che erano contro gli scioperi finanziarono la polizia per aiutarla negli sforzi. È emerso che la polizia corruppe falsi testimoni, piazzò armi, torturò e picchiò gente che non sapeva nemmeno cosa fossero il socialismo o l’anarchismo. Dieci degli arrestati furono incriminati e otto furono rinviati a giudizio (William Seliger ribaltò le prove dello stato, mentre Rudolph Schnaubelt non fu mai catturato e visse libero per il resto dei suoi giorni). 
Il governo non dichiarò mai che qualcuno degli arrestati avesse lanciato la bomba. Invece, fu messo esplicitamente sotto processo l’intero movimento anarchico. Sette furono condannati a morte e uno a quindi anni di carcere. Dei sette, cinque rifiutarono di firmare una petizione di clemenza al governatore, perché rifiutavano di ammettere la colpevolezza e di implorare lo Stato.
Più tardi, con cinque anarchici morti, il governo fu costretto ad ammettere le sue infrazioni e perdonò gli altri tre anarchici. Ma il danno era stato fatto.

Da allora i radicali di tutto il paese, in tutto il mondo,  per generazioni hanno imparato che lo stato (gli Stati Uniti in quel momento erano considerati un faro di libertà) era intrinsecamente oppressivo e che non si curava delle sue leggi o della sua giustizia.

Gli imputati

August Spies, 1855 — 1887 (impiccato)

August Spies, un immigrato tedesco, era un tappezziere e l’editore del quotidiano anarchico Arbeiter-Zeitung (“Giornale del lavoratore”). In tribunale, durante il suo ultimo discorso, disse: “Sono Anarchico. Credo con Buckle, Paine, Jefferson, Emerson e Spencer, e molti altri grandi pensatori di questo secolo, che lo stato delle caste e delle classi—lo stato in cui una classe domina e vive del lavoro di un’altra classe e chiama questo ordine—sì, credo che questa forma barbarica di organizzazione sociale, con i sui saccheggi e i sui omicidi legalizzati, sia destinata a morire e lasciare spazio a una società libera, un’associazione volontaria o una fratellanza universale, se vi piace. Potrete pronunciare una sentenza su di me, onorevole giudice, ma farete sapere al mondo che nel 1886, nello Stato dell’Illinois, otto uomini furono condannati a morte, perché credevano in un futuro migliore.”  E proseguì: “Se pensate che impiccandoci, potete soffocare il movimento dei lavoratori—il movimento di milioni di oppressi, i milioni che lavorano e vivono nel bisogno e nella miseria—gli schiavi del salario—che aspettano la salvezza—se questa è la vostra opinione, allora impiccateci! Qui spegnerete una scintilla, ma là, e là, dietro di voi e davanti a voi, e ovunque, le fiamme divamperanno. È un fuoco sotterraneo. Non potete spegnerlo.” Le sue ultime parole, mentre stava sulla forca, furono: “Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più potente delle voci che strozzate oggi!

 

Albert Parsons, 1848 — 1887 (impiccato)

Albert Parsons, nato in America e figlio di un proprietario di fabbrica, divenuto orfano da giovane, combattè per la confederazione durante la Guerra Civile. Si pentì della sua difesa della schiavitù per il resto della sua vita e in seguito sposò una donna di origini miste, Lucy Parsons (un’anarchica già nota). Diventò un repubblicano contro la schiavitù, prima di stabilirsi a Chicago e scoprire l’anarchismo. Prima del massacro di Haymarket aveva lavorato come oratore e scrittore per diversi anni. All’inizio, era fuggito da Chicago per sfuggire alla cattura, ma in seguitò diventò solidale con i suoi compagni condannati. Nella sua ultima lettera alla moglie prima di essere impiccato Albert scrisse: “I miei figli – beh, è meglio che loro padre sia morto nello sforzo di assicurargli libertà e felicità, piuttosto che vederli vivere contenti in una società che condanna i nove decimi dei suoi figli a una vita di schiavitù salariale e di povertà. Che siano benedetti; li amo in modo indescrivibile, i miei poveri piccoli indifesi. Ah, moglie, vivo o morto, siamo una cosa sola. Per te il mio affetto è eterno. Per la gente, umanità. Grido ancora e ancora nella cella della vittime condannate: Libertà! Giustizia! Uguaglianza!Sul patibolo, le sue ultime parole furono stroncate dal boia e non gli fu permesso di parlare.

 

George Engel, 1836 — 1887 (impiccato)

Nato povero in Germania e orfano da adolescente, George Engel emigrò in America, credendo che presto sarebbe stato nella terra dei liberi, e lavorò come calzolaio prima di aprire un negozio di giocattoli. Aveva 50 anni al momento del suo arresto; George (attivo socialista e anarchico) non era nemmeno presente al raduno di Haymarket; era a casa a giocare a carte. Dopo essere stato condannato a morte, Engel scrisse al governatore rifiutando la clemenza. Nella lettera scrisse: “Ho preso parte alla politica con la serietà di un buon cittadino; ma presto scoprii che gli insegnamenti di ‘elezioni libere’ sono un mito e che ero stato nuovamente ingannato. Sono giunto alla conclusione che finché i lavoratori sono ridotti in schiavitù economicamente, non possono essere politicamente liberi. Mi è diventato chiaro che le classi lavoratrici non avrebbero mai creato una forma di società che garantisse lavoro, pane e una vita felice attraverso il voto.Avvertì il governatore che, rendendo impossibile l’agitazione per l’anarchismo, gli anarchici si sarebbero rivolti verso le bombe, perché “nessun potere sulla terra può privare il lavoratore della sua conoscenza di come fabbricare bombe.Mentre il cappio gli strigeva il collo, George Engel il giocattolaio gridò semplicemente: Hoch die anarchie! (“Viva l’Anarchia!” in tedesco).

 

 

Adolph Fischer, 1858 — 1887 (impiccato)

Adolph Fischer, un immigrato tedesco e socialista di seconda generazione, era un tipografo-compositore che lavorava al giornale anarchico Arbeiter-Zeitung a Chicago. Fu condannato a morte per impiccagione. Durante la sua ultima testimonianza in tribunale, disse: “Se devo morire per il fatto di essere anarchico, a causa del mio amore per la libertà, la fraternità e l’uguaglianza, allora non protesterò. Se la morte è la pena per il nostro amore per la libertà della razza umana, allora dico apertamente che ho perso la vita; ma non sono un assassinose la classe dominante pensa che impiccandoci, ippicando alcuni anarchici, possa annientare l’anarchia, si sbaglia di grosso, perché l’anarchico ama i suoi principi più della sua vita. Un anarchcico è sempre pronto a morire per i suoi principi; ma in questo caso sono stato accusato di omicidio e non sono un assassino. Troverete impossibile uccidere un principio, sebbene possiate prendere la vita di uomini che confessano questi principi. Più i credenti nelle cause giuste sono perseguitati, più rapidamente le loro idee saranno realizzate. Per esempio, nel rendere tale verdetto ingiusto e barbaro, i dodici “uomini onorevoli” della giuria hanno fatto di più per la causa dell’anarchismo di quanto avrebbero potuto fare i condannati stessi in una generazione. Questo verdetto è un colpo mortale contro la libertà di parola, la libertà di stampa e il pensiero libero in questo paese, e anche il popolo ne sarà consapevole.” Mentre veniva impiccato, egli disse: “Viva l’Anarchia! Questo è il momento più felice della mia vita!

 

Louis Lingg, 1864 — 1887 (suicidato)

Un immigrato tedesco, falegname, Louis Lingg aveva solo 22 anni quando fu arrestato e 23 quando morì nella sua cella. Non fu facile arrestare Louis: quando andarono a prenderlo, estrasse una pistola e si scontrò con la polizia. In tribunale, non mostrò alcun rammarico, ammettendo di aver fabbricato davvero delle bombe, sebbene non avesse nulla a che fare con l’attentato di Haymarket. Fu condannato a morte. Nella sua dichiarazione finale alla corte, disse: “Anarchia significa nessun dominio o autorità di un uomo su un altro, eppure voi lo chiamate “disordine”. Voi chiamate “disordine” un sistema che non richiede i servizi di furfanti e ladri  [la polizia e i tribunali] per difendersi.” Derise apertamente l’ipocrisia, lo spergiuro e l’ironia della corte, dichiarando: “Se voi ci cannoneggiate, noi vi colpiremo con la dinamite. Ridete! Forse state pensando, ‘non lancerai nessun altra bomba’; ma vi assicuro che muoio felice sul patibolo, tanto sono sicuro che le centinaia e migliaia di persone alle quali ho parlato ricorderanno le mie parole; e dopo che ci avrete impiccato, allora—segnate le mie parole—loro vi colpiranno con le bombe! Con questa speranza vi dico: vi disprezzo. Disprezzo il vostro ordine, le vostre leggi, la vostra autorità ottenuta  con la forza. Impiccatemi per questo!” Più tardi, in attesa della condanna a morte, in qualche modo si procurò un gran numero di bombe, molto probabilmente allo scopo di fuggire con gli altri anarchici, ma gli furono confiscate. Fu posto in cella di isolamento, ma aveva contrabbandato abbastanza esplosivo per togliersi la vita, negando allo Stato l’opportunità di impiccarlo.

 

Samuel Fielden, 1847 — 1922 (perdonato)

Samuel Fielden, un immigrato inglese e lavoratore autonomo, durante il massacro di Haymarket fu colpito al ginocchio dalla polizia. Il giorno seguente fu arrestato e accusato di cospirazione. Sebbene condannato a morte, scrisse al governatore chiedendo clemenza, che gli fu concessa dopo aver scontato 6 anni di carcere prima di essere perdonato dal nuovo governatore. Nel suo discorso alla corte, recitò un poema, “Revolution” del poeta tedesco Freilegrath. Egli disse che ogni tedesco intelligente al mondo aveva una copia di quel poema nella sua libreria, e che: “Generalmente gli intellettuali non considerano un reato essere un Rivoluzionario, ma si può commettere un reato se il Rivoluzionario è povero.” Parlò bene e a lungo, aggiungendo: “Se la mia vita deve essere presa per difendere i principi del socialismo e dell’anarchia, come li ho capiti e come onestamente credo che siano nell’interesse dell’umanità, vi dico che mi arrendo volentieri; e che il prezzo è molto piccolo per il risultato ottenuto.” Dopo essere stato scarcerato, visse tranquillamente in un ranch con sua moglie per il resto dei suoi anni.

 

Michael Schwab, 1853 — 1898 (perdonato)

Michael Schwab, un immigrato e rilegatore tedesco, aveva collaborato alla pubblicazione del giornale Arbeiter-Zeitung. Arrestato e condannato a morte, nel suo ultimo discorso disse: “Noi combattiamo per il comunismo e l’anarchia—perché? Se fossimo rimasti in silenzio, avrebbero gridato le pietre. Omicidi sono commessi giorno per giorno. I bambini sono stati uccisi, le donne lavoravano fino a morire, gli uomini uccisi un po’ alla volta e questi crimini non sono mai puniti dalla legge. Il grande principio alla base del sistema attuale è il lavoro non retribuito. Coloro che accumulano fortune, costruiscono palazzi e vivono nel lusso, lo fanno in virtù del lavoro non pagato. Essendo direttamente o indirettamente possessori di terra e macchinari, dettano i loro termini al lavoratore. Egli è costretto a vendere la sua manodopera a buon mercato, o a morire di fame. Il prezzo pagato è sempre molto al di sotto del valore reale. Egli agisce sotto costrizione e questo lo chiamano un libero contratto. Questo infernale stato di cose lo mantiene povero e ignorante; una facile preda per lo sfruttamento.” Ed inoltre: “È completamente sbagliato usare la parola Anarchia come sinonimo di violenza. La violenza è una cosa e l’Anarchia un’altra. Allo stato attuale della società la violenza è usata da tutte le parti, e quindi abbiamo sostenuto l’uso della violenza contro la violenza, ma solo  come mezzo necessario di difesa.” Schwab scrisse al governatore e la sua condanna fu commutata in ergastolo. Sei anni dopo, un nuovo governatore gli concesse il perdono. Schwab aprì un negozio di scarpe dove vendette libri socialisti insieme ad altre merci, ma la sua salute non si riprese mai dai suoi sei anni di prigione e morì di insufficienza respiratoria.

 

Oscar Neebe, 1850 — 1916 (perdonato)

Oscar Neebe, un immigrato tedesco e venditore ambulante di lievito, era anche il direttore dell’ufficio del giornale anarchico Arbeiter-Zeitung. Non era presente alla manifestazione di Haymarket, né ne aveva sentito parlare fino al giorno successivo, quando i redattori dell’Arbeiter-Zeitung furono arrestati. Disse: “Finché starò in piedi, pubblicherò il giornale“, e lo pubblicò per diversi giorni prima di essere arrestato. Tenuto conto delle prove più deboli rispetto agli degli imputati, fu condannato a 15 anni di carcere. Nel suo ultimo discorso alla corte, dichiarò: “Impiccate anche a me; perché è più onorevole morire subito piuttosto che essere ucciso un po’ alla volta. Ho una famiglia e dei bambini, e se sanno loro padre è morto, lo seppelliranno. Potranno andare alla tomba e inginocchiarsi al suo fianco; ma non possono andare al penitenziario e vedere loro padre condannato per un crimine con cui non ha avuto nulla a che fare. Questo è tutto ciò che ho da dire. Vostro onore, mi dispiace di non essere impiccato con gli altri uomini.” Non fu impiccato e scontò 6 anni di carcere prima di essere perdonato dal nuovo governatore. Dopo essere stato liberato, continuò come agitatore e fu determinante nel fondare l’Industrial Workers of the World (IWW), quell’infame e amabile sindacato anarchico.