Gruppo Anarchico Carlo Cafiero – Bari
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Categories: Internet

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Hacking — Circuiti di manutenzione e riparazioni
21 Maggio 2018 by void

E’ appena uscito il numero 45 della Rivista Zapruder, interamente dedicato alla storia e all’evoluzione dell’hacktivism, cioè del nesso delle pratiche hacker con l’attivismo e la militanza politica.
Il volume contiene la traduzione in italiano (con una introduzione scritta da noi) della prefazione di Maxigas alla versione inglese del nostro libro +KAOS.
Potete leggere l’articolo di seguito o scaricare il pdf.
E’ una pubblicazione che apprezziamo molto, che si aggiunge ad una già esistente letteratura (di cui potete trovare i riferimenti bibliografici dentro la rivista stessa) che seppure scarsa descrive in maniera abbastanza precisa e oggettiva un ventennio di storia di una sottocultura che abbiamo vissuto in prima persona o con cui abbiamo avuto contatti indiretti.
Buona lettura.

 

 

 


Ugo Mattei: perché non ti fanno più togliere la batteria dallo smartphone (e molto altro)

Intervento pubblicato su ByoBlu.com il 26/11/2017


TOR Project

2 luglio 2018 – New OONI & AFTE Report Details The State of Internet Censorship in Egypt

28 giugno 2018 – Breaking Through Censorship Barriers Even When Tor Is Blocked

– Non lasciare che Facebook o altri programmi di tracciamento ti seguano sul Web

Nelle prime fasi di Internet, gli utenti godevano di un alto livello di privacy. Le pagine Web erano solo documenti ipertestuali; non era offerta (o forzata) quasi nessuna personalizzazione dell’esperienza utente. La rete internet oggi si è evoluta in un sistema di capitalismo di sorveglianza, in cui le reti di pubblicità seguono gli utenti mentre navigano sul Web, raccolgono continuamente tracce di dati personali e abitudini di navigazione, per creare profili degli utenti che permettano di tenerli continuamente nel mirino.

Oggi, quando usi Internet sei un bersaglio. E, a causa del dilagante monitoraggio attraverso i siti Web, ogni volta che utilizzi Internet, diventi un obiettivo più facile.

Monitorando l’utente con diverse applicazioni e i cookie dei siti o le sessioni web aperte, vengono raccolte e spesso vendute le preferenze personali e i collegamenti con le reti sociali. Anche se non accetti i cookie o non hai effettuato l’accesso a un account di servizio, come Google, Twitter o Facebook, la pagina web visitata e i servizi di terze parti sono ancora in grado di “profilare” l’utente utilizzando richieste HTTP di terze parti o altre tecniche.

All’interno di una richiesta HTTP (acronimo di HyperText Tranfer Protocol, Protocollo di Trasferimento di un Ipertesto – ndt), è possibile includere vari selettori per comunicare le preferenze dell’utente o particolari caratteristiche, sotto forma di variabili URL (acronimo di Uniform Resource Locator – ndt). Impostazioni personalizzate per lingua o caratteri, estensioni del browser, parole chiave, carica e stato della batteria e altro ancora possono essere utilizzati per identificare l’utente, limitando il gruppo di possibili candidati tra tutti i visitatori, in un determinato periodo di tempo, posizione geografica, profilo degli interessi. In questo modo è possibile identificarti, prenderti le “impronte digitali”, trasversalmente a più dispositivi o sessioni, permettendo al sistema di tracciamento di espandere il tuo profilo.

Tramite i siti e le applicazioni stesse, la storia viene fatta passare come se ti stessero facendo un favore: dicono che la raccolta dei tuoi dati consente loro di personalizzare la tua esperienza. Facebook e gli altri dicono che in questo modo possono sottoporti annunci più adeguati a te.

Anche se pensi a una rete pubblicitaria come a un sistema di raccomandazioni, lo stesso sistema influenza contemporaneamente ciò che vedi. Sta cambiando la tua esperienza su Internet.

Qual è il costo di questa personalizzazione? Con la “personalizzazione” da una parte viene rimossa la privacy, e dall’altra viene “avvelenato” l’annuncio pubblicitario. Ovviamente, queste aziende cercano di contrastare la richiesta di trasparenza, ma dobbiamo continuare a fare pressione e tutto il possibile per impedirgli di continuare a sfruttarci online.

(traduzione a cura di g.a.c.c.b.)