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Categories: Ambientalismo

Press Release June 2019 Italian


“Siamo condannati”: Mayer Hillman parla della situazione climatica di cui nessun altro osa parlare.

di Patrick Barkham, The Guardian, 26/04/2018

L’86enne sociologo dice che accettare l’imminente fine della maggior parte della vita sulla Terra potrebbe essere proprio ciò di cui abbiamo bisogno per prolungarla.
“Siamo condannati”, dice Mayer Hillman con un sorriso raggiante tale che ci vuole qualche momento prima che le parole facciano effetto (to sink in, lett. essere assorbito, assilimilato). “Il risultato è morte, ed è la fine della maggior parte della vita sul pianeta perché dipendiamo così tanto sul bruciare i combustibili fossili. Non ci sono i mezzi per invertire il processo che sta sciogliendo le calotte polari. E sono molto pochi quelli che sembrano pronti a dirlo”.
Hillman, 86enne sociologo e professore emerito del Policy Studies Institute, lo dice. La sua cupa previsione delle conseguenze del cambiamento climatico, dice senza clamore, sono le sue “ultime volontà e testamento”. Il suo ultimo intervento nella vita pubblica. “Non scriverò più perché non c’è nient’altro che si possa dire”, dice mentre lo sento parlare ad un pubblico scioccato all’Università dell’East Anglia alla fine dello scorso anno.
Da Malthus al Millenium Bug, il pensiero catastrofista non ha una buona reputazione. Ma quando proviene da Hillman, può valere la pena prestare attenzione. Nell’arco di circa sessanta anni, la sua ricerca ha utilizzato dati concreti per mettere in discussione la convenzionale saggezza dei politici. Nel 1972, criticò i centri commerciali situati fuori paese 20 anni prima che il governo modificasse le norme urbanistiche per fermare la loro diffusione. Nel 1980, raccomandò che si fermasse la chiusura delle tratte ferroviarie secondarie – solo ora alcune linee chiuse stanno riaprendo. Nel 1984, propose la valutazione dell’efficienza energetica per le abitazioni – finalmente adottate nel 2007. E, più di 40 anni fa, profeticamente mise in discussione l’inseguimento della crescita economica da parte della società.
Quando lo incontriamo a Londa, presso la sua rimessa riconvertita, con la sua classica bicicletta da corsa Dawes ancora parcheggiata speranzosa nel corridoio (un infarto e un triplo bypass gli proibiscono – attualmente – di andare in bici), Hillman si preoccupa che non veniamo distratti dalle ricerche più note, che mettevano in discussione la supremazia dell’automobile.
“Con un destino tragico innanzi, sostenere la bici come principale mezzo di locomozione è quasi irrilevante”, dice. “Dobbiamo smetterla di bruciare i combustibili fossili. Così tanti aspetti dipendono dai combustibili fossili, eccezion fatta per la musica, l’amore, l’istruzione e la felicità. Queste cose, che difficilmente necessitano di combustibili fossili, sono ciò su cui dobbiamo concentrarci”.
Se da un lato il centro del pensiero di Hillman nell’ultimo quarto di secolo è stato il cambiamento climatico, è meglio conosciuto per il suo lavoro sulla sicurezza stradale. Decenni fa aveva intravisto l’impatto dannoso dell’automobile sulle libertà e sulla sicurezza di chi non ne ha una – in particolar modo, i bambini. Alcune delle sue proposte sono diventate ordinarie – come il limite di velocità di 20 miglia all’ora – ma abbiamo fallito nel tenere a freno il modo in cui le automobili hanno schiacciato la libertà dei bambini. Nel 1971, l’80% dei bambini inglesi tra i 7 e gli 8 anni poteva andare a piedi a scuola senza essere accompagnati da un adulto. Come Hillman ha precisato, abbiamo rimosso i bambini dal pericolo piuttosto che rimuovere il pericolo per i bambini – e riempito le strade di automobili inquinanti per accompagnare i ragazzi a scuola. Hillman ha calcolato che scortare i bambini a scuola, nel 1990, ha richiesto 900 milioni di ore degli adulti, con un danno per l’economica di 20 miliardi ogni anno. Oggi sarà ancora più costoso.
Il fallimento della nostra società nel comprendere il vero costo delle automobili ha ispirato il pensiero di Hillman sulla difficoltà nel combattere il cambiamento climatico. Tuttavia, lui insiste che io non presenti il suo pensiero sul cambiamento climatico come “un’opinione”. I dati sono chiari; il clima si sta riscaldando esponenzialmente. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite ha predetto che con l’attuale tendenza, il mondo si riscalderà di 3 gradi centigradi per il 2100. Recenti modelli climatici aggiornati danno una stima più accurata di 2,8 gradi ma gli scienziati hanno difficoltà nel prevedere il pieno impatto dei feedback di eventi futuri come il metano rilasciato dallo scioglimento del permafrost.
Hillman è colpito dal fatto che raramente il nostro pensiero vada oltre il 2100. “È questo ciò che trovo straordinario quando gli scienziati avverto che le temperature potrebbero salire di 5 o 8 gradi. E quindi, cosa? Ci fermiamo lì? Che lascito lasciamo alle future generazioni? All’inizio del 21simo secolo abbiamo fatto poco e niente in risposta al cambiamento climatico. I nostri figli e nipoti saranno estremamente critici”.
Le emissioni globali sono rimaste ferme nel 2016 ma la concentrazione di diossido di carbonio nell’atmosfera è stato confermato essere oltre 400 parti per milione, il livello più alto almeno negli ultimi tre milioni di anni (quando il livello del mare era più alto di 20 metri rispetto ad ora). Le concentrazioni possono calare solo se non emettiamo CO2, dice Hillman. “Anche se il mondo scendesse a zero emissioni di anidride carbonica oggi non ci salverebbe perché siamo andati oltre il punto di non ritorno”.
Malgrado Hillman non abbia preso un aereo per più di venti anni come personale iniziativa per ridurre le emissioni, oggi è sprezzante nei confronti dell’azione individuale, che considera “bella che inutile”. Secondo la stessa logica, dice Hillman, l’iniziativa nazionale è altrettanto irrilevante “perché il contributo dell’Inghilterra è minimo. Anche se il governo dovesse decidere di portare le emissioni a zero non farebbe alcuna differenza”.
Piuttosto, dice Hillman, è la popolazione mondiale che deve globalmente andare verso zero emissioni nell’agricoltura, il viaggio aereo, navale, nel riscaldamento delle case – in ogni aspetto della nostra economia – e ridurre anche la popolazione. Può essere fatto senza un collasso della civiltà? “Non penso”, dice Hillman. “Potete immaginare che tutti, in una democrazia, smettano volontariamente di prendere l’aereo? Potete immaginare che la maggior parte della popolazione diventi vegana? Potete immaginare che la maggior parte delle persone accetti di ridurre la dimensione delle proprie famiglie?”
Hillman dubita che l’umano ingegno possa trovare una soluzione e afferma che ci sono pochi riscontri che i gas serra possano essere seppelliti in sicurezza. Ma se ci adattiamo ad un futuro con meno cose – concentrandosi sull’amore e sulla musica di cui parla Hillman – potrebbe essere una buona cosa per noi. “E chi è questo ‘noi’?”, chiede con un sorriso tipicamente malizioso. “I ricchi saranno in condizione di adattarsi meglio ma la popolazione mondiale si sposterà verso aree del pianeta come il nord Europa che saranno momentaneamente risparmiate dagli effetti estremi del cambiamento climatico. Come risponderanno queste aree? Lo stiamo vedendo ora. Ai migranti sarà impedito di arrivare. Li lasceremo affogare”.
Un piccolo gruppo di artisti e scrittori, come i Dark Mountain project di Paul Kingsnorth, hanno abbracciato l’idea che la “civiltà” finirà presto in una catastrofe ecologica ma solo pochi scienziati – che solitamente lavorando al di fuori dell’appoggio degli organismi finanziatori – hanno suggerito un tale esito. La visione di Hillman è una conseguenza dell’età avanzata e della cattiva salute? “Dicevo queste cose 30 anni fa quando ero sano come un pesce”, dice.
Hillman accusa i leader di ogni tipo – dai leader religiosi agli scienziati ai politici – per non aver discusso onestamente cosa bisognerebbe fare per azzerare le emissioni di CO2. “Non penso che possano farlo perché la società è organizzata in modo tale da impedirgli di farlo. L’obiettivo dei partiti sono i posti di lavoro e la crescita, che dipendono sul bruciare i combustibili fossili”.
Senza speranza, com’è ovvio, ci arrenderemo. Ma dall’altra parte l’ottimismo è una pia illusione, afferma Hillman, che crede che accettare che la nostra civiltà è condannata potrebbe piuttosto rendere l’umanità un individuo che riconosce di essere malato terminale. Questi individui raramente continuano a fare disastrosamente baldoria; piuttosto, fanno tutto quello che possono per allungare le loro vite.
Può la civiltà prolungare la propria vita fino alla fine di questo secolo? “Dipende da cosa siamo preparati a fare”. Hillman teme che ci vorrà molto tempo prima che prenderemo le iniziative adeguate a fermare la calamità climatica. “Di mezzo c’è il capitalismo. Potete immaginare che l’industria aerea venga smantellata mentre proprio ora vengono costruite centinaia di nuove piste di atterraggio in tutto il mondo? È quasi come se stessimo deliberatamente cercando di sfidare la natura. Stiamo facendo il contrario di quello che dovremmo fare, con l’assenso silenzioso di tutti, e nessuno batte ciglio”.