Gruppo Anarchico Carlo Cafiero – Bari
Antiautoritarismo e Anticapitalismo, Libertà ed Emacipazione dalla schiavitù, Comunismo-Anarchico e Autogestione Sociale – in costruzione
1° MAGGIO 2020 di RESISTENZA
Categories: Lotta di Classe

Gruppo Anarchico “Carlo Cafiero” – Bari, 1° Maggio 2020

Quest’anno il 1° maggio 2020, “festa dei lavoratori“, si carica di un significato particolare.

Mentre il mondo intero sta attraversando l’immane crisi della pandemia, milioni e milioni di lavoratori vivono sulla propria pelle il solito, vecchio ricatto: la salute o il lavoro. Senza tutele né margini economici di salvezza, per molti la scelta è tra restare a casa e tutelare la propria salute e andare al lavoro rischiando di comprometterla.

È incalcolabile il numero di lavoratori e lavoratrici che sono costretti a proseguire o riprendere le normali attività senza le necessarie condizioni di sicurezza, ancora più importanti in un momento come questo in cui un patogeno nuovo ci lascia tutti potenzialmente esposti.

In tutto il mondo si moltiplicano gli appelli alla riapertura totale delle attività economiche ma allo stesso tempo quasi non si parla delle misure per tutelare la salute di lavoratori e lavoratrici. Il rispetto delle norme di sicurezza, così come la fornitura di Dispositivi di Protezione Individuale, sono una “voce di spesa” superflua che pesa sui conti del padronato. Non deve sorprendere: già normalmente la sicurezza sui luoghi di lavoro è un optional.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che ogni anno si verificano tra 2 e 3 milioni di incidenti fatali sul lavoro. Sebbene l’impatto effettivo del Covid-19 negli ambienti di lavoro non sia ancora pienamente quantificabile, niente lascia pensare che il bilancio di vittime legate alla mancata applicazione delle norme di sicurezza sarà alto. Pur di non frenare la produzione e continuare a creare profitto, non si esita a sacrificare la salute di chi lavora nascondendo l’ingordigia dietro l’apparente e pragmatica preoccupazione per chi rischia di rimanere senza lavoro.

Il ricatto della fame viene utilizzato per spingere i lavoratori stessi ad esigere la riapertura, mentre i profitti e gli enormi capitali privati accumulati rimangono al sicuro e al riparo dai provvedimenti statali.

Questo 1° maggio ci deve ricordare che ciò che sta accadendo ai lavoratori e alle lavoratrici nel mondo è la versione su scala globale del disastro dell’ex-Ilva di Taranto: obbligare chi lavora a sottostare ad inaccettabili condizioni di rischio per la salute, pena la perdita del lavoro. A questo ricatto, come sempre, non ci stiamo.